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As We Flow incontra Tiny Yoga

Oggi siamo qui con la super Giorgia, aka Tiny Yoga. Chi la conosce sa quanto sia frizzante ed energica, dentro e fuori dal tappetino. Ci siamo presi un momento per scoprire qualcosa in più su di lei e la sua pratica…

Come hai iniziato la tua pratica di yoga e cosa ti ha ispirato a diventare un’insegnante?

Il mio percorso verso lo yoga è iniziato in modo unico e vario, intraprendendo un viaggio attraverso diversi campi di movimento e disciplina. Fin da bambina, la mia passione per lo sport e il movimento era evidente, mi piaceva fare ruote, capriole e verticali in giardino. Crescendo in una famiglia di ballerini, ho iniziato con la danza prima di esplorare altri sport come tennis, atletica, pattinaggio e arti marziali.

La mia affinità per le arti marziali, in particolare il ninjutsu, mi ha introdotto ad un primo livello di controllo fisico e mentale, insegnandomi la forza e la flessibilità del corpo, nonché il potere del respiro. Questa disciplina ha contribuito a costruire un corpo robusto, ma allo stesso tempo rilassato e consapevole, facendomi capire l’importanza del controllo del corpo e del respiro.

Il mio ingresso nel mondo dello yoga è stato influenzato dalla mia esperienza nelle arti marziali. Pur avendo incontrato lo yoga per la prima volta a Londra, è stato solo successivamente, dopo aver esplorato le arti dello spettacolo, che ho sviluppato un interesse più profondo. Ho piano piano compreso che l’arte marziale, sebbene fosse una disciplina fisica eccellente, presentava dei limiti nella sua componente meditativa e respiratoria, mancando della dimensione “yin”.

Dopo svariati anni di pratica e l’esplorazione di vari stili di yoga, tra cui Hatha, Bikram, Iyengar, Ashtanga e infine Vinyasa, ho sviluppato una connessione profonda con il Vinyasa, che è diventato il mio amore più grande.

La decisione di diventare un’insegnante di yoga è stata ispirata dal tocco dei miei piedi sul tappetino. Questo incontro con gli elementi terra e fuoco durante la pratica mi ha spinto a esplorare e approfondire il mio percorso nello yoga. Nel 2019, attraverso un corso di 200 ore e un’immersione più profonda nella filosofia, nella teoria e nel pranayama, ho abbracciato completamente lo yoga come stile di vita. Ogni giorno insegno con passione e dedizione, consapevole che il mio viaggio è diventato integralmente connesso con lo yoga.

Puoi descrivere la tua filosofia personale/approccio sullo yoga e come si riflette nella tua pratica?

La filosofia che guida la mia pratica di yoga e il mio approccio è centrata sull’energia. Per me, lo yoga è un’espressione di energia, dove concetti come bandha, ujjayi e prana prendono vita in un intreccio dinamico. Ognuno di essi attiva l’altro, creando un fluire armonioso. Il mio obiettivo nello yoga è agitare e risvegliare le nostre energie interne, cercando la libertà e la vitalità sul tappetino.

La pratica di yoga è la mia fonte di energia infinita, un modo per ricaricarmi profondamente. Quando mi siedo per praticare pranayama, posso avvertire la stanchezza iniziale. Tuttavia, alla fine della pratica, sperimento una sensazione di freschezza e vitalità. Potrei quasi continuare a praticare per ore dopo ogni sessione, poiché lo yoga è per me un continuo movimento, un rinnovarsi costante. Il respiro, l’uso dei bandha, tutto contribuisce a questa riserva di energia apparentemente inesauribile.

Nonostante possa percepire stanchezza in parti specifiche del corpo, a livello energetico non mi affatico. Dopo anni di insegnamento di Vinyasa, ho notato che i miei studenti escono dalla pratica sudati ma non stanchi; sono invece carichi di energia. Il mio approccio mira a liberare il corpo dalle tensioni, eliminare le tossine e mantenere un flusso costante di energie positive. La mente, in questo processo, rimane libera, connettendosi con l’energia incontaminata che scorre attraverso di noi.

Abbiamo visto che insegni diversi stili, da Rocket, Power Vinyasa, Ninja Flow. Ce n’è uno che senti essere più “tuo” in questo momento rispetto agli altri?

Hai nominato i miei stili preferiti. Adoro insegnare Hatha Flow, ma anche passare da stili statici a stili più dinamici. Principalmente insegno stili dinamici e Power Yoga. Mi sento molto vicina al Vinyasa, poiché lo ritengo essere la massima espressione di libertà, non avendo una sequenza fissa, è creativo e arriva dappertutto, come l’acqua che arriva in ogni angolo. Vinyasa è arrivare dove non si crede di potere arrivare, sia fisicamente che mentalmente. 

Mi sento anche molto rappresentata dal Ninja Flow, un fusion che ho creato io stessa e combina le arti marziali ninjutsu e il Vinyasa. Si tratta di sequenze più fisse, quindi tende ad essere un po ‘più strutturato ma all’interno c’è sempre tanta creatività.

Rocket Yoga è il mio nuovo amore dell’ultimo anno. E’ l’espressione dello spingersi oltre fisicamente. Mentre il Vinyasa ti spinge oltre a livello creativo, nel Rocket la spinta è più fisica, e mentale. 

Sembra che ognuno di questi stili abbia un ruolo speciale nella tua pratica e nell’insegnamento, riflettendo la diversità della tua esperienza e la continua evoluzione della tua relazione con lo yoga.

Verticali, pincha, spaccate.. sono tanti gli asana avanzati che inserisci nelle tue lezioni e che richiedono molta pratica. Come incoraggi i principianti a superare eventuali ostacoli che incontrano sul percorso?

Sono una persona dinamica e vivace, entusiasta di spingere i miei allievi oltre i limiti senza però torturarli. Con ciascuno di loro, adotto un approccio personalizzato e attento. Coloro che praticano con me abbracciano il mio stile di insegnamento, poiché mi impegno a condurli in luoghi remoti che forse pensavano impossibili da raggiungere. Applico a me stessa ciò che faccio con loro, cercando di guidare ciascun allievo lungo un percorso unico, sia durante le lezioni di gruppo che in quelle private.

Lavorando con la bio-meccanica e la tecnica, faccio ampio uso di supporti come i blocchetti e le cinghie, elementi fondamentali che accelerano il raggiungimento delle posizioni. Applico questa stessa attenzione alla tecnica nel pranayama e nell’aspetto fisico della pratica. La mia enfasi non è solo sull’esecuzione dell’asana in sé, ma anche sulla preparazione. Utilizzo spesso il muro e esercizi di coppia, sono sempre alla ricerca di nuovi approcci. Non mi vincolo a regole rigide; attraverso la sperimentazione personale, provo nuove tecniche che poi condivido durante le lezioni.

Nel mio percorso, cerco strade alternative, procedendo passo dopo passo senza saltare tappe ma piuttosto aggiungendone, al fine di raggiungere i risultati desiderati. Ogni allievo, con il suo corpo e la sua mente unici, rappresenta una sfida e una gratificazione differente. Cerco costantemente di arricchire i miei approcci per offrire a ciascuna persona l’esperienza più adatta. Riconosco che ognuno ha bisogno di stimoli diversi.

Come mantieni viva la tua pratica personale di yoga? Hai rituali quotidiani che segui?

Pratico intensamente, sebbene non tutti i giorni, tranne quando sento che è necessario. Dedico almeno un giorno alla settimana al riposo totale e cerco di staccare completamente. Sul tappetino navigo tra vari stili a seconda delle mie esigenze, godendo di una libertà totale. La mia pratica quotidiana non segue necessariamente la sequenza standard dal pranayama a savasana. A volte mi concentro solo sulla mobilità, solo sulle torsioni o sulla verticale, alleno cose specifiche. Altre volte, pratico sessioni complete dall’inizio alla fine. Evito la monotonia, variando spesso la mia pratica, poiché la mia mente e la mia formazione sono intrinsecamente creative.

Una pratica che però costituisce quasi un rituale quotidiano è il pranayama. Incorporo elementi come ujjayi, nadi shodana, kapalabhati, kumbhaka, sottolineando l’importanza di questa parte essenziale della mia routine. Utilizzo inoltre la mia pratica personale come fonte ispiratrice per creare lezioni nuove e stimolanti. La varietà e la flessibilità nella mia routine sono riflessi della mia mente aperta e del mio approccio creativo alla pratica yoga.

Quali sono i tuoi suggerimenti per gli insegnanti di yoga per evolvere continuamente nella loro pratica e insegnamento?

Non mi sento in grado di insegnare a qualcuno, ma sono disposta a condividere la mia esperienza. Il mio consiglio è quello di esplorare il più possibile, evitare di pensare troppo e non focalizzarsi esclusivamente su se stessi. Invito ad abbandonare preconcetti e sovrastrutture, lasciando che il corpo fluisca e ascoltandolo attentamente. Questa capacità di ascolto è qualcosa che ho imparato attraverso le arti marziali, e lo yoga mi ha aiutato a continuare su questo percorso.

Ritengo fondamentale trovare il modo di ascoltare se stessi, seguire il proprio corpo e allenarlo. Senza un adeguato ascolto e allenamento, progredire diventa molto sfidante. È importante non spingersi troppo oltre, sapere quando fermarsi e quando è il momento di staccare. Ogni caduta, ogni insuccesso, diventa il miglior insegnamento che lo yoga può offrirci. Fermarsi, respirare, riprovare e concentrarsi maggiormente su respiro, bandha e ujjayi è il mio mantra.

Lasciare tutto fuori dal tappetino e, una volta sopra di esso, abbandonare frasi come “non riesco” oppure “mi fa male“. Rispettare il corpo è cruciale, ma svuotare la mente da ogni blocco è altrettanto importante. Ammetto che è una pratica difficilissima, ma a me aiuta molto a progredire e a mantenere un approccio aperto verso la mia pratica.


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